Stati Uniti e petrolio preoccupano la Cina Social BookmarkingIn calo il surplus con gli occhi a mandorla. Come previsto, il rallentamento dell’economia americana, il primo acquirente del made in China, ha contribuito ad allentare la pressione sull’abnorme avanzo commerciale cinese.
Basti pensare al fatto che anche se in presenza di +6,5% (un anno fa era il 52%!) di crescita per i prodotti venduti all’estero, la percentuale più bassa in sei anni, su base tendenziale, il differenziale è impietoso, -64%!
Un contributo decisivo a far scendere il surplus commerciale è stato dato anche dall’innalzamento delle quotazioni delle materie prime, che ha fatto aumentare del 35,1% in un mese, la quota relativa ai prodotti acquistati all’estero.
Adesso l’attenzione si sposta sui prezzi: i costi delle materie prime in continua crescita, nelle previsioni degli analisti, potrebbero aver portato, a febbraio, il tasso di inflazione vicino all’otto per cento, il più alto degli ultimi 11 anni (appuntamento a domani).
Vista la scarsa utilità delle manovre (basti citare i rialzi dei tassi di interesse o quelli del coefficiente di riserva obbligatoria) finora tentate, per frenare la crescita economica (11,2% nel IV trimestre 2007), e di riflesso quella dei prezzi, rimane percorribile solo una strada: la rivalutazione dello yuan.
10 / 03 / 2008 post<li>
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