Pit stop per la Cina
Secondo calo consecutive per il surplus commerciale con gli occhi a mandorla. A dicembre le esportazioni sono state superiori alle importazioni di 3,5 miliardi di $, a fronte del tasso di crescita dell’export, ai minimi da due anni.
D’altra parte non ci scordiamo, che sì la Cina è diventata la fabbrica del pianeta e mostro dell’export, ma tutta questa produzione richiede anche notevoli importazioni (+25,7% a dicembre 2007).
Anche se in giro c’è chi è pronto a giurare che la corsa dell’economia cinese ha raggiunto il suo massimo, non sarei di quest’avviso.
L’ex Regno di mezzo si è solo preso una breve pausa, se così possono essere definiti tassi di crescita a due cifre (11,5% nel 2007): si sta riorganizzando a fronte delle numerose misure governative tese a frenare la sua poderosa avanzata. Non scordiamoci, che anche i grandi alleati americani sono in fase interlocutoria.
Tra questi provvedimenti spicca la tanto attesa e richiesta rivalutazione dello yuan, che a fronte della contrazione del surplus commerciale, ha raggiunto il suo massimo sul dollaro da più di due anni, 7,2620. Da quando la moneta cinese ha smesso di essere rigidamente agganciata al biglietto verde, si è assistito ad una rivalutazione del 14%.
Credo che nel giro di qualche mese la situazione dovrebbe tornare alla normalità, con i venditori di fumo che sbraitano ed i pezzi grossi che fanno affari al di là della Grande Muraglia.
P.s. nel 2007 le esportazioni sono cresciute del 48%.
11 / 01 / 2008