|
Pechino ci prova sempre Puntuale come il panettone, anche quest’anno è arrivato l’annuncio che la Repubblica popolare proverà a rallentare la propria tumultuosa crescita. Ma forse questa volta ha maggiori probabilità di successo
Anche quest’anno da Pechino hanno fatto sapere che proveranno a bilanciare meglio la crescita economica, anche a scapito di qualche punto percentuale. Non si è ancora capito se si tratti di un annuncio solo di facciata, o se realmente i funzionari del Partito stiano iniziando a preoccuparsi della situazione nell’ex Impero di Mezzo.
Diciamo che dal punto di vista geopolitico e da quello delle tensioni sociali, i tassi di sviluppo a due cifre qualche problema lo stanno creando. La sottovalutazione del renminbi ed i 150 miliardi di dollari di surplus, porteranno la prossima settimana una delegazione statunitense, capeggiata da Bernanke, a Pechino.
La visita del governatore della Fed può essere vista come una spia del potere che i Paesi emergenti stanno acquistando sul biglietto verde. Anche perché, il mostruoso surplus cinese nasce in America, ma ci torna dopo qualche tempo sotto forma di investimenti in Buoni del Tesoro (la tanto attesa rivalutazione dello yuan comporterebbe quindi una perdita in conto capitale).
La frettolosa industrializzazione ha invece come naturale corollario anche una repentina industrializzazione, che ha in sé ormai ben sviluppati i germi del conflitto sociale. L’obiettivo è dunque un “soft landing” con gli occhi a mandorla.
Ovviamente si parla di Cina, la relatività delle cifre è quindi doverosa. Si punta all’8% di crescita annuo, contro il +10,5% attuale. Le stime al ribasso dei prossimi anni sono anche da attribuire al rallentamento dei consumi a stelle e strisce ed alle scarse possibilità che il Vecchio continente lo sostituisca.
Qualche segnale è già arrivato. Ad ottobre la produzione industriale cinese è cresciuta al ritmo più “lento” degli ultimi due anni, il 14,7% (contro il 16,1% di settembre). Da un lato le autorità hanno intensificato le misure di restrizione amministrative e monetarie, dall’altro alla nascente borghesia il compito di assottigliare il differenziale tra esportazioni ed importazioni.
E mentre tutti (giustamente) pensiamo alla Cina, all’orizzonte si affaccia l’India, che dopo anni da eterna seconda, nel 2007 si appresta a guadagnare la leadership asiatica.
Al di là delle dichiarazioni di facciata, l’economia cinese l’anno prossimo dovrebbe crescere ad un tasso di poco inferiore al 10% (9,6% nel 2007, 8,7% nel 2008 secondo la World Bank), che dovrebbe invece essere toccato (se non raggiunto) dal subcontinente. Ciliegina sulla torta di un’economia che negli ultimi 9 anni è riuscita a raddoppiare il reddito pro capite.
24 / 10 / 2007
Scrivi
la tua opinione su questo
articolo,
le tue opinioni saranno
pubblicate nello spazio
Forum
|
Voci correlate
|
|
Box News


Inserisci
un annuncio
Stai
cercando
un prodotto,
un servizio
o una
richiesta
di preventivo?
Da oggi
puoi utilizzare
Best Buyer,
un servizio
gratuito
di richiesta
preventivi
online
organizzato
dal nostro
network.
Preventivi
online
|
|
|
|
|