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L’India non si ferma

Si è tenuto a Mantova il convegno " India, le strategie di penetrazione commerciale". E’ emerso il ritratto di un Paese che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Parola dell’avvocato Chaudhary, dell’India Law Offices. Si è tenuto a Mantova, presso la locale sede provinciale dell’Associazione industriali, il convegno " India, le strategie di penetrazione commerciale". L’incontro formativo, promosso da M+RZP, società che dal 1996 supporta le aziende nei processi di internazionalizzazione tramite supporto legale, finanziario e manageriale, si è proposto di fornire spunti e strumenti per comprendere le regole ed i principali aspetti relativi al mercato indiano ed alla sua evoluzione. Protagonista della giornata, insieme al Prof. Marazzi dell’Università degli Studi di Bergamo, è stato l’Avv. U.K. Chaudary, dell’India Law Offices, partner di M+RZP in India. L’ospite indiano ha trattato nel suo intervento gli aspetti generali del sistema economico indiano ed i fattori che deve tener presente chi investe in India. Mr. Chaudhary, ha iniziato mettendo subito le cose in chiaro: l’India oggi rappresenta un grande Paese, che offre grandi opportunità agli investitori esteri. Oggi l’India è al secondo posto nel mondo per crescita economica, rappresenta la quinta economia del pianeta e da un anno a questa parte è il decimo Paese più industrializzato del mondo. Analizzando il Paese asiatico, bisogna tener presente che con una popolazione di più di un miliardo di abitanti, di cui 425 milioni attivi (distribuiti per il 67% nelle campagne e per la restante percentuale in popolazione cittadina), il sub-continente indiano può offrire alle imprese straniere una vastissima forza lavoro con un alto grado di scolarità. Non è poi da sottostimare il fatto che si tratta della più grande democrazia del mondo, indipendente da ormai 55 anni. Un altro aspetto fondamentale è che la stragrande maggioranza della popolazione indiana parla un inglese fluente. Un’altra eredità, conferma del fatto che non tutti i mali vengono per nuocere, del periodo coloniale è un mercato dei capitali di straordinarie dimensioni e modernamente organizzato. Per illustrare la situazione sono però sempre utili i dati macroeconomici, che ci dicono che nell’anno fiscale 2004-2005 l’economia indiana ha fatto registrare un +6,9%, per il 2005-2006 gli analisti hanno previsto un aumento del Pil pari al 7,3%. Il settore terziario rappresenta più della metà della ricchezza prodotta, il 51%, l’agricoltura contribuisce per il 24,4% alla crescita nazionale, l’industria solo per il 21,6%. In quest’ultimo comparto, i settori maggiormente sviluppati sono quello delle apparecchiature elettriche (19,4%) e quello tessile (19%). Molto importante il settore automobilistico, cresciuto del 15% in un anno, dove oltre all’indigena Tata, sono presenti marchi come Suzuki, Hyundai, Toyota, Honda e Ford. I servizi, sono invece trainati dal comparto IT e da quello delle biotecnologie; molto sviluppato, sul modello anglosassone, anche il sistema bancario. Gli altri dati macro ci parlano di un tasso di crescita dei prezzi del 5%, di un tasso di risparmio del 28%. Non sono da sottovalutare altri indicatori della vitalità di questo Paese, dove ogni mese vengono stipulati 2 mln di nuovi contratti di telefonia cellulare (l’anno prossimo la crescita sarà compresa tra i 2,5 ed i 3 milioni), dove ci sono 70 mila sportelli bancari, dove la vendita di televisori nel 2005 dovrebbe toccare i 9,5 mln, il 30% in più rispetto al 2004. Il discorso si è poi spostato sugli FDI (Foreign Direct Investment), dal 1991 all’aprile del 2003 gli investimenti esteri diretti sono ammontati a 78 miliardi di dollari, negli ultimi tre anni sono stati quantificati in 4,43 mld di $ nel 2002, 3,1 nel 2003, 4,6 nel 2004. E’ possibile investire in tutti i settori tranne che nei comparti di interesse nazionale come l’energia atomica, le ferrovie e la difesa Per quello che riguarda la provenienza degli investimenti non stupisce che il primo posto sia occupato da aziende con sede legale alle Mauritius, che beneficia di un trattamento fiscale particolarmente favorevole. In seconda posizione, favorita dai legami storici, la Gran Bretagna, in terza il Giappone. La situazione del nostro Paese è inspiegabilmente in calo, dai 35 milioni di dollari del 2001, si è passati ai 27 del 2003, sino ad arrivare ai 4 milioni di dollari del 2004, un’inezia in confronto agli altri Paesi industrializzati. Basti pensare che non è presente in India nessuna banca italiana. Il ragionamento, e non sarebbe potuto essere diversamente, è caduto sul confronto con la Cina che, insieme all’India forma il colosso “Chindia”, destinato a dominare i futuri scenari economici. L’Avvocato Chaudhary ha tenuto a rimarcare le differenze rispetto alla Cina: il sub continente indiano può vantare istituzioni democratiche, un sistema giudiziario efficiente ed un’efficace protezione dei marchi. La Difesa della proprietà intellettuale, iniziata nel 1957 con il Copyright Act, è stata aggiornata nel 1999 per recepire i dettami del TRIP (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights). La difesa del diritto d’autore passa anche dalla collaborazione con il WIPO (World Intellectual Property Organization) e con l’UNDP (United Nations Development Project). Ma quello che realmente serve all’India sono investimenti produttivi che durino nel tempo, a questo proposito l’Avv. Chaudhary ha voluto mettere in guardia gli investitori presenti circa le valutazioni preliminari da fare prima di avventurarsi nel mercato indiano. Da capire in primo luogo è se realmente il mercato ha bisogno del bene che si vuole produrre o del servizio che si vuole offrire, capire a quale mercato ci si sta rivolgendo, dove è situato, valutare i canali di distribuzione ed infine capire quali saranno i concorrenti. Come in ogni altra realtà, anche in questa ci sono ovviamente aspetti negativi. La specializzazione nel settore dei servizi non sta favorendo la crescita nel sistema infrastrutturale, che rappresenta la maggiore sfida per i governanti indiani e che sono indispensabili per un Paese che nei prossimi anni dovrà giocare un ruolo primario nell’economia mondiale. L’avv. Chaudhary da noi sollecitato su questo punto ha voluto rassicurare gli investitori italiani che la crescita economica, facendo affluire denaro nelle casse dello Stato sta favorendo anche l’ammodernamento della dotazione infrastrutturale. Sono in cantiere, o in fase di rinnovamento, aeroporti, strade e ferrovie. Il governo ha annunciato che il 7% del Pil sarà destinato al miglioramento della dotazione infrastrutturale. Le altre sfide sono rappresentate dalla riduzione dell’esposizione del settore agricolo alle piogge monsoniche e dal contenimento del deficit del bilancio, sia di quello statale sia di quello degli Stati che compongono la federazione. Alla fine della giornata ci è rimasta l’immagine di un Paese che sta crescendo e che vuole continuare a farlo, che non si accontenta di quello che ha fatto finora e che vuole usare i suoi punti deboli come stimolo per migliorare ancora. La più grande democrazia del mondo sta iniziando a godere dei benefici del benessere e non ha nessuna intenzione di fermarsi ora. Chaudhary ha in conclusione chiesto di dare fiducia ad una Paese che ha voglia di crescere, il motto che ha ripetuto alla fine dell’incontro di ieri, e che può essere rappresentativo della voglia di fare e del pragmatismo indiano è “sogna il tuo sogno fino a quando non diventa realtà”. 24 / 10 / 2007


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