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L’anno (macro) che verrà Proviamo a capire cosa potrebbe succedere nel 2007. Non ci dovrebbero essere grandi sorprese, al rallentamento statunitense si affiancherà il calo della disoccupazione europea, e la conferma che il XXI sarà il secolo asiatico
In passato, la curva dei tassi invertita ha portato un rallentamento dell’economia, che in alcuni casi, e nell’arco di un anno, si è tramutato in recessione. Nel 2000 sono stati necessari 7 mesi. Seguendo questa falsa riga, gli Usa possono iniziare a preoccuparsi per il secondo trimestre.
Ad esempio, le nuove costruzioni stanno rallentando, ma le aziende del settore sono anche alle prese con i lavori già iniziati, che richiedono un certo lasso di tempo per essere ultimati. D’altro canto, è ancora necessario qualche mese perché i possessori di immobili inizino ad abbassare i prezzi.
Come il rallentamento di due settori tradizionali come manifatturiero ed edilizio si propagherà agli altri settori economici, e come influirà sulla componente consumi, non è dato sapere. Il nostro ottimismo è alimentato dall’elasticità dimostrata negli ultimi tempi dal sistema economico statunitense.
Autorevoli commentatori indicano che nel 2007 il tutto si potrebbe risolvere con una crescita al 2,5%, con possibili ritocchi al costo del denaro in base ai futuri dati macro. La sensazione è che nulla è stato sinora deciso, e che le prossime decisioni del Fomc verranno prese dati alla mano.
Questione aperta è quella con la Cina. Washington anche nelle ultime settimane, ha rinnovato gli inviti alla rivalutazione dello yuan. Si tratta probabilmente solo di dichiarazioni di facciata, buone per il mercato interno.
E’ anche “grazie” allo spaventoso deficit commerciale con la Cina che gli Usa sono riusciti ad assorbire gli shock che negli ultimi tempi sono arrivati dalle materie prime. In caso di rivalutazione del renminbi, l’economia Usa si troverebbe a fronteggiare un innalzamento del livello dei prezzi, del quale in questo momento non se ne sente assolutamente la mancanza.
Credo che nel 2007 assisteremo solo ad una, ed oramai ci siamo abituati, piccola correzione all’insù dalla moneta dell’ex Impero celeste, che aiuterà anche i funzionari del partito a moderare la crescita del Pil.
Si tratterà di un ulteriore, piccolo ma significativo, passo verso la libera fluttuazione dello yuan, che se da un lato renderà le esportazioni con gli occhi a mandorla più costose, dall’altro drenerà risorse che attualmente sorreggono il dollaro (la famosa “diversificazione”), con conseguente ed ulteriore indebolimento del biglietto verde.
Non ha invece nessuna intenzione di fermarsi l’India, che l’anno prossimo dovrebbe superare la Cina per tasso di crescita del Pil. Investimenti esteri diretti, mercato borsistico (IT, auto e commodities) in continua espansione e un ragionevole tasso di inflazione, i punti di forza.
Non dovrebbero esserci grandi movimenti da parte delle Banche centrali. Dell’America abbiamo già detto, nel Vecchio continente assisteremo ad un paio di rialzi, giusto per non distogliere lo sguardo dal controllo dei prezzi.
Per il resto non ci dovrebbero essere grandi sorprese. Lo scenario macro europeo dovrebbe essere caratterizzato da crescita sostenuta (2,8%, che in America si chiama rallentamento), e da un tasso di disoccupazione verso quota 7%.
Il miglioramento è da ascrivere ad una ripresa della domanda interna, che beneficerà dell’aumento dei posti di lavoro, ed a più robusti investimenti. Ricapitolando: forte crescita in Asia, decelerazione negli Stati Uniti, buoni segnali, speriamo non temporanei, provenienti dall’Europa. Buon anno.
24 / 10 / 2007
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