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La scienza economica

L’economia può essere definita come la scienza sociale che studia l’allocazione delle risorse (scarse) utilizzate per produrre beni e servizi. Proviamo ad analizzare questa definizione

L’economia è una scienza sociale, perchè con metodi scientifici prova a spiegare la società nella quale viviamo, che studia l’allocazione, la distribuzione quindi, di risorse scarse utilizzate per la produzione, che si definisce come la trasformazione delle risorse in beni e servizi.

La definizione di economia, come studio scientifico del modo in cui la società studia l’allocazione di risorse limitate, appare ora più chiara. L’economia si divide in due grandi categorie: la macroeconomia e la microeconomia.

La prima studia gli aggregati economici, la seconda il comportamento dei singoli elementi che compongono il sistema.

La macroeconomia si occupa soprattutto di spiegare le determinanti della grandezza di questi aggregati, le relazioni che intercorrono tra questi, e i loro saggi di variazione nel tempo; ricerca le condizioni di equilibrio generale, statico e dinamico; tenta di prevedere le conseguenze di variazioni nelle variabili chiave.

La microeconomia si occupa dello studio degli operatori economici individuali, di come scelgono in campo economico, del modo in cui le loro scelte si coordinano e determinano i prezzi e le quantità dei beni e dei servizi acquistati e venduti.

Macroeconomia e miocroeconomia sono due declinazioni della scienza sociale che è l’economia, il loro obiettivo non è ottenere risultati concreti, ma scoprire meccanismi del reale per poi consentire a chi agisce di operare usando quei ritrovati.

Occupandoci della prima, la macroeconomia, sentiremo quindi spesso parlare di inflazione, di disoccupazione, di cicli economici, di Prodotto Interno Lordo, di moneta, di politiche fiscali e monetarie.

Naturale corollario della limitatezza delle risorse, è la regola che impone che tanto più ci si avvicina al pieno raggiungimento di un obiettivo tanto più ci si allontana dal conseguimento degli altri: si impone quindi una scelta.

La scelta è necessaria per tre ordini di motivi:
• le risorse utilizzate per il conseguimento di un obiettivo non possono essere utilizzate per realizzarne un altro;
• perché misure tendenti a realizzare un obiettivo possono essere in contrasto con un altro fine;
• vi può essere chi non ritiene auspicabile la realizzazione di alcuni obiettivi.
Abbiamo parlato in precedenza di allocazione. In un sistema economico sono due le istituzioni che distribuiscono le risorse, il mercato, tramite scelte volontarie degli attori coinvolti, ed il governo, che assolve questa funzione tramite leggi, regolamenti, atti amministrativi.

Se tutta l’allocazione è affidata al mercato, ci troviamo di fronte al modello teorico di un’economia di mercato pura; nel caso in cui al solo governo è demandata la distribuzione delle risorse, ci troviamo di fronte ad un’economia pianificata (che al pari della precedente e di fallimentari tentativi non è altro che un’ipotesi).

Oggi la quasi totalità dei sistemi economici si trova in un punto intermedio tra questi due estremi.
Non sempre il funzionamento dei mercati è privo di inconvenienti. Sono 3 i principali problemi con i quali gli amministratori pubblici devono rapportarsi: l’instabilità, l’inefficienza e l’equità.

Gli interventi governativi sono quindi attuati per sopperire all’imperfezione del mercato. Una prima misurazione del coinvolgimento del governo nel sistema economico può essere effettuata tenendo presenti tre fattori: i livelli di tassazione, di spesa e di regolamentazione.

Chiudiamo questa primo (e breve) intervento con un piccolo elenco dei mezzi a disposizione, che tratteremo più diffusamente più avanti, dei governi per raggiungere i fini prefissati:
• politica fiscale, basata sul potere governativo di riscuotere le imposte;
• politica monetaria, che nasce dal potere di creare moneta;
• politica economica;
• potere legislativo;
• potere giudiziario.



31 / 10 / 2007


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