La domanda aggregata
La domanda aggregata rappresenta
l’insieme di tutta la domanda economica in un sistema. Si definisce come somma
di consumi, investimenti, servizi pubblici e privati ed esportazioni nette,
effettuati in un dato periodo, in un determinato sistema economico
I consumi sono effettuati dalle famiglie (C), gli
investimenti dalle imprese (I). La terza voce, la spesa pubblica,
rappresenta ciò che lo Stato spende per garantire i servizi ai cittadini (G),
le esportazioni nette, scaturiscono dalla differenza tra esportazioni ed
importazioni, che se positiva, fa crescere il livello di domanda, in caso
contrario, la diminuisce (NX).

La domanda aggregata (AD, aggregate demand) può essere rappresentata come una curva
inclinata negativamente con il reddito nazionale (Y) sull’asse delle
ascisse, ed il livello dei prezzi su quello delle ordinate (P).
All’aumentare del livello dei prezzi, la domanda di beni e servizi, e quindi il
reddito nazionale, tende a diminuire.
PIL = Y = C + I + G + NX
I consumi scaturiscono da questa formula: C = C + cY. C
sono i consumi autonomi, indipendenti quindi dal reddito: a prescindere dal
volume delle entrate, esiste una quota di consumo alla quale non si può
rinunciare (consumo di sussistenza). La seconda parte dell’equazione è invece
costituita dalla propensione marginale al consumo, quella parte cioè, che
varia al variare del reddito.
Anche per gli investimenti esiste una parte fissa ed una variabile, influenzata
dal costo del denaro. Più questo è elevato, minori saranno i progetti di
investimento che superano il rendimento ottenibile investendo ai tassi
correnti.
Se io ho un’azienda, e so che un certo investimento produttivo mi renderà ad
es. il 4%, lo effettuerò con un costo del denaro al 3%. Non rischierò il mio
capitale nel caso in cui posso ottenere un rendimento maggiore (5%) investendo
in titoli di Stato.
Ci sono poi le spese operate dalla pubblica amministrazione (per la difesa,
per l’istruzione, per la salute, per le infrastrutture, ecc.), che presentano
un aspetto interessante. L’aumento di produzione derivante da un incremento
dell’intervento è maggiore dell’incremento iniziale di G.
Questo perché l’aumento del reddito, conseguenza dell’incremento di G, porta
alla crescita anche dei consumi C, che a loro volta porteranno ad un
aumento del reddito, che farà di nuovo aumentare i consumi, e così via. La
conseguenza, è che alla fine, grazie a questo effetto moltiplicatore, l’effetto
finale è maggiore dell’esborso dalle casse statali.
Luca Fiore
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