La class action de ‘noantri
Tra un senatore che sbaglia voto, e poi scoppia in lacrime (porello), e l’indifferenza generale, l’istituto della class action, di derivazione anglosassone, si affaccia a sorpresa nel nostro ordinamento.
Superata la prova del senato, dove la maggioranza naviga a vista, ci deve essere ora il passaggio alla camera, ma il più sembra fatto.
Ovviamente dai banchi del governo è stata espressa soddisfazione per questo provvedimento, non si può dire altrettanto di opposizione e confindustria. Quest’ultima ha duramente contestato questo provvedimento, definito non a caso rozzo e probabilmente incostituzionale.
Le class action hanno assunto gli onori della cronaca per i risarcimenti milionari delle industrie farmaceutiche e del tabacco. Da noi se ne è cominciato a parlare a causa degli scandali Cirio, Parmalat e bond argentini.
Tramite questo istituto uno o più soggetti, nelle medesime condizioni (classe), chiedono la soluzione di una questione. Gli effetti della sentenza ricadranno anche sugli altri appartenenti alla medesima classe, presenti e futuri, se questi dovessero decidere di aderire.
Non male come finale per la finanziaria 2008, anche perché, insieme all’istituzione dell’azione collettiva, arriva anche la norma che permette alla commissione di vigilanza rai di conoscere i compensi erogati alle star della Tv, ed il provvedimento che permette, a chi denuncia il racket, di essere esentato dal pagamento dell’Irap.
16 / 11 / 2007