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La Cina non smette di stupire Tempo di cambiamenti. Diverse le novità in arrivo dall’ex Regno di Mezzo. Dalla protezione alla proprietà privata, alle partnership commerciali, dai tassi di interesse al superfondo. La Cina non perde occasione per far parlare di sé
Prima di tutto, iniziamo che produrrà i maggiori effetti sull’assetto della Repubblica popolare, e che rappresenta un passo fondamentale nel processo di democratizzazione e di apertura della Cina moderna.
Superando l’opposizione dell’ala massimalista, l’Assemblea del Popolo ha approvato una proposta di legge di 247 articoli in cui sostanzialmente vengono equiparate la proprietà dello Stato, quella della collettività e quella individuale. Più che il senso formale di questo provvedimento, ci piace considerarne le implicazioni future. Ci troviamo di fronte ad un punto di non ritorno.
Sempre in questo provvedimento legislativo, è stata anche inclusa la protezione dei risparmi, degli investimenti e dei profitti, introducendo un equiparazione nella tassazione delle industrie cinesi e quelle estere, che passa al 25%. Sino ad oggi le industrie nazionali pagavano il 33%, quelle straniere il 10%.
Nuove disposizioni per tutelare i contadini, dato che la terra rimane nelle mani dello Stato, dalle espropriazioni, che recentemente hanno generato più di una protesta nelle campagne. La direzione è quindi tracciata: maggiore protezione della ricchezza privata, equità nella tassazione, e riforme in senso liberista.
Si tratta di un chiaro passo in avanti per favorire la nascente classe media, che dovrà assicurare al governo di Pechino un livello di consumi adeguato per sganciarsi dalla dipendenza delle esportazioni.
Anche se, come detto, la proprietà agricola rimane sotto il controllo dello Stato, ora che il processo è iniziato, sono aperte le scommesse su “quando” avverrà anche questa riforma. Il partito si è ormai accorto che l’economia di mercato sta rendendo ricca una Cina, che almeno formalmente, continua a dichiararsi comunista.
La seconda notizia riguarda i tassi di interesse, che sono stati aumentati dello 0,27%. Il tasso sui prestiti passa così al 6,39%, 2,79% per chi deposita i propri risparmi. Si tratta del terzo rialzo negli ultimi 11 mesi.
La volontà è sempre quella di rallentare la crescita economica, in un Paese in cui però la politica dei tassi, a causa di un mercato finanziario ancora acerbo, non sembra avere l’efficacia che siamo abituati a riconoscerle. Non lascia tranquilli, sempre dal punto di vista della pace sociale,
neanche la minaccia inflazionistica.
Martedì è stata la volta del jet made in China, che nel 2020 dovrebbe permettere a quello che sarà il mercato con la domanda di aerei civili maggiore del mondo, di competere con Boeing ed Airbus. Si prevede che dalla terra di Mao nei prossimi 18 anni arriveranno richieste per 2.230 nuovi apparecchi.
Ma non finisce qui. Negli ultimi giorni è stata anche comunicata la nascita di un nuovo fondo di investimento con gli occhi a mandorla. Il suo compito specifico è quello di gestire le enormi riserve valutarie che il surplus commerciale genera ogni giorno, per un totale di circa 20 mld di dollari al mese.
Ovviamente, da Pechino si già sono affrettati a puntualizzare che non si tratta dell’inizio della fuga dal dollaro, nei cui titoli del tesoro Usa finisce torna oggi circa il 70% del surplus commerciale, che proprio in America trova ogni giorno nuova linfa.
Per la cronaca, l’ultima notizia. Il primo fornitore dell’Unione europea non sono più gli Stati Uniti. Indovinate chi è ora in prima posizione?
24 / 10 / 2007
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