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La Cina non rallenta, anzi Anche il quarto trimestre 2006 si chiude con un nulla di fatto. Dobbiamo attendere ancora per assistere al rallentamento della quarta economia mondiale.
+11.1% nel quarto trimestre 2006. Non male come rallentamento. Per i prossimi mesi, i dirigenti del partito comunista dovranno quindi pensare a nuove misure per frenare l’impetuosa crescita dell’economia. Quelle adottate finora, non sembrano sortire gli effetti sperati.
Nel 2006 la ricchezza prodotta è aumentata del 10,7%., e l’inflazione è ormai ai massimi da due anni a questa parte. Il capo dell'ufficio nazionale di statistica, Li Xiaochao, ha lanciato ufficialmente l’allarme “Se questa rapida crescita dovesse continuare, c'è il rischio di passare da un'alta crescita ad un surriscaldamento".
In marzo, l’inflazione si è assestata al 3,3%, 30 pb sopra l’obiettivo governativo, e con un livello di investimenti, +23,7% nei primi mesi dell’anno su base tendenziale, che ha contribuito a far aumentare la produzione industriale del 18,5% nei primi due mesi del 2007.
Le prossime mosse si concentreranno sulla diminuzione del surplus commerciale, ormai a quota 1,2 miliardi di dollari. Primo fra tutti, sarà nuovamente innalzato il costo del denaro. Anche se l’efficacia di questo tipo di manovra in un mercato acerbo, e le recenti vicende che hanno riguardato la borsa di Shanghai sono lì a testimoniarlo, come quello cinese è tutta da verificare.
Tra rivalutazione della moneta, aumento del coefficiente di riserva per le banche, innalzamento dei tassi di interesse, misure per frenare il settore immobiliare, per controllare le migrazioni interne, per l’innalzamento dei salari minimi, e le nuove norme in materia ambientale, non si può dire che non siano stati fatti dei tentativi.
Tanto per citare un paio di dati, basti pensare che il settore delle costruzioni in un anno è cresciuto di circa quasi il 27%, oppure che il reddito disponibile ha fatto registrare un +19,5% nelle città, e +15,2% nelle campagne.
Oltre a calmierare il Pil, e forse anche per questo, nei prossimi anni la Cina dovrà puntare a risolvere i suoi problemi strutturali, come la corruzione, l’eccesso di risparmio delle famiglie, e l’insufficiente spesa sociale.
Il rallentamento statunitense potrebbe dare una mano ai funzionari stanziati a Pechino, ma potrebbe anche sortire l’effetto opposto: con una minore disponibilità economica, il consumatore americano potrebbe dirottare, ancora di più, i suoi acquisti sul più economico made in China.
24 / 10 / 2007
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