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La Cina fa paura, non solo a noi Anche il resto dell’Asia rischia grosso. Dopo che per anni la crescita cinese ha alimentato anche le economie vicine, ora da Pechino vogliono provare a fare da soli
Ora l’Asia ha paura della Cina. Dopo che per anni il gigante cinese ha trainato l’economia del continente, ora rischia di diventare un problema per il resto del continente.
Chi esportava nel Paese che delle esportazioni ha fatto una bandiera, non dorme sogni tranquilli. Nel 2006, la crescita delle importazioni cinesi dagli altri Paesi asiatici ha subito una forte contrazione. E il trend non sembra destinato a cambiare nell’anno in corso.
Le autorità cinesi vogliono fare da sole. Hanno capito che la quarta economia mondiale ha la possibilità di produrre per conto proprio i prodotti intermedi, indispensabili per un sistema produttivo, che in questi anni hanno aiutato le imprese del continente asiatico a crescere e prosperare.
Le importazioni di prodotti per l’industria automobilistica, a febbraio sono scese ai minimi da 13 mesi a questa parte. La crescita dell’import, è la più bassa da 19 mesi. Le importazioni dai Paesi vicini, sono scese da 9,1 a 7,1 miliardi di dollari.
Il problema è ingigantito dal fatto che quando Corea del Sud, Taiwan ed Hong Kong, perso il naturale sbocco, provano a vendere i loro prodotti in Europa e Stati Uniti, si trovano di nuovo di fronte la concorrenza con gli occhi a mandorla.
Se l’export cinese è passato in un anno dal 25 al 30% del totale delle importazioni statunitensi, per il resto dell’Asia la stessa percentuale è scesa al 5%. Senza calcolare il fatto, che il rallentamento a stelle e strisce potrebbe far diminuire ulteriormente gli acquisti nel resto dell’Asia.
Intanto il Paese che ospita la nuova capitale mondiale del gioco d’azzardo, Macao, tenta in tutti i modi di frenare l’attività economica. Dal 16 aprile il coefficiente che le banche devono mantenere a scopo di riserva obbligatoria passa al 10,5%. Si tratta del sesto incremento, tutti di mezzo punto percentuale, consecutivo.
Non hanno finora sortito gli effetti sperati né l’apprezzamento dello yuan, né la stretta sui tassi di interesse, ai massimi da otto anni (6,39%). Il boom economico, ed il cambio del renminbi tenuto artificialmente basso, hanno creato un enorme liquidità sui mercati, che si cerca ora di drenare.
La citata misura sul coefficiente di riserva obbligatoria dovrebbe assorbire qualcosa come 22 miliardi di dollari, pari a 170 miliardi di yuan. Stime ormai ufficiali parlano di una crescita che nel 2006 si è attestata al 10,7%.
Le speranze sono riposte nell’apprezzamento dello yuan, anche perché l’inflazione è passata dal 2,2 al 2,7% di gennaio. La produzione in eccesso che i continui investimenti potrebbero creare, rischia di causare un ulteriore calo dei prezzi, con conseguenze nefaste per tutto il continente. Fermare il cannibalismo cinese conviene a tutti.
24 / 10 / 2007
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