La Bear Stearns fa discutere
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Allora, ricapitoliamo. Il 14 marzo scorso, la quinta banca d’affari americana, Bear Stearns, ammette di essere a corto di liquidità. Nessuno è più disposto ad acquistare i suoi mutui, neanche quelli tradizionali. Entra in scena la Fed, che garantisce a JP Morgan il cash necessario per acquisire un concorrente.
La stessa paura che devono aver avuto in Inghilterra con il caso-Northern Rock. Solo che lì la banca in difficoltà è stata nazionalizzata, mentre nel caso americano l’amministrazione Bush non è voluta intervenire direttamente.
Forse si è esagerato, dato che nel bilancio di Bear Stearns c'erano 33 miliardi di mutui, di cui solo 2 ad alto rischio. Ma la Fed ha voluto dare un segnale di vicinanza al mondo bancario.
Come hanno fatto notare autorevoli commentatori (Luigi Zingales, Sole 24 Ore), Bear Stearns è stata salvata non perché troppo grande o perché troppo importante, ma perché le ripercussioni sarebbero state troppe e troppo ramificate.
L’intervento ha catalizzato le critiche degli operatori, che hanno iniziato a parlare di socialismo alla rovescia. In teoria la banca centrale non potrebbe aiutare una banca d’affari. Direte voi, ma le grandi banche sono fatte anche dai piccoli risparmiatori. Si, rispondo io, ma allora tanto valeva salvare loro, i poveracci che non riescono a stare dietro le rate del mutuo.
I fatti. Il titolo BS un anno fa valeva 170 dollari, JP Morgan che lo pagato 2 dollari, 35 volte in meno di quanto valeva una settimana fa.
20 / 03 / 2008
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