Il petrolio a 117 dollari/barile: questa volta è colpa di un sabotaggio Tempo fa la colpa era stata attribuita ad un uragano, recentemente alle scorte di petrolio Usa, oppure la responsabilità è di qualche colorito capo di Stato: questa volta l’ennesimo rialzo è dovuto ad un oleodotto della Royal Dutch Shell colpito da attentato in Nigeria.
Tradotto vuol dire che la bolletta energetica non la finisce più di aumentare, con i preziosi 159 litri a 117,40 $. Da parte mia sono dell’opinione che Ahmadinejad ha detto giusto qualche giorno fa: finché il dollaro non riguadagnerà qualche posizione è difficile che l’oro nero scenda.
Se poi in un momento di tale nervosismo, Samuel Bodman, segretario con delega all’energia, dichiara che il suo Paese continuerà ad aumentare le scorte, costi quel che costi, la frittata è fatta.
I casi sono due. O gli Stati Uniti rivalutano la loro moneta (fino a qualche mese fa erano loro ad invitare la Cina a fare lo stesso), ma in tempi di crisi sembra difficile. Ora che i debiti gemelli respirano un po’ meglio e che la recessione è in arrivo, questa appare una mossa abbastanza improbabile.
L’altra soluzione consiste nel pagare il greggio in euro, così da “risarcire” i Paesi produttori dalle perdite che il biglietto verde gli infligge. Ma anche questa strada sembra difficilmente percorribile, almeno nel breve (e di tutto ha bisogno il medio oriente tranne che di nuove guerre).
Dato che nessuna di queste due condizioni è destinata a realizzarsi, mi sa che ci dobbiamo tenere questi prezzi, riconoscendo a Bin Laden, che aveva previsto 100 dollari, di non aver esagerato. Questa volta.
21 / 04 / 2008


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