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I tassi Usa ancora in calo Come previsto, la Fed non si è fatta influenzare dal dato
relativo la crescita del Prodotto interno lordo, ed ha tagliato di un quarto di
punto i tassi a stelle e strisce, con il costo del denaro che passa al 4,5%.
Dopo il -0,5% di un mese e mezzo fa, sull’onda dell’inizio
della crisi dei subprime, seconda contrazione consecutiva per i tassi di
riferimento del colosso americano.
Viene sostanzialmente confermata la strategia seguita all’indomani
dello scoppio del mutui ad alto rischio, il denaro deve costare meno per
evitare una crisi di rigetto del sistema.
A questo si aggiunge il fatto che i funzionari Fed si
attendono per i prossimi mesi un deciso rallentamento dell’economia, che potrebbe
risentire oltre misura della mancanza del sostegno del settore immobiliare.
Davanti a noi diversi scenari. Wall Street ha sofferto un po’,
ma si riprenderà presto. Assisteremo all’ulteriore rafforzamento dell’oro, con l’euro
pronto a sfondare quota 1,5 (quando ci riuscirà?), e il petrolio che di soglie psicologiche
ne ha superate sin troppe ormai.
Ma non è il prezzo delle materie prime a preoccupare:. un
effetto positivo del rallentamento economico, è la minore pressione che questo eserciterà
sul primo consumatore mondiale di energia.
La
Banca Centrale americana prova in questo modo a prepararsi
all’inverno, che si preannuncia decisamente rigido.
02 / 11 / 2007
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