Analisi economica - di Luca Fiore
lunedì 6 ottobre 08 - 13:22
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L’offerta aggregata

Dopo aver trattato, con tutti i limiti del caso, la domanda aggregata, questa volta ci occupiamo del lato opposto della barricata, quello dell’offerta. Dal consumatore al produttore, invertendo un celebre slogan Si definisce offerta aggregata (AS Aggregate Supply) la sommatoria dei beni e dei servizi prodotti da un sistema economico in un determinato periodo di tempo, con un dato livello dei prezzi. La relazione positiva tra prezzi e quantità prodotte, è descritta dalla curva di offerta, che individua il livello di produzione che le imprese sono disposte ad offrire, in corrispondenza di ogni livello di prezzo. Tra prezzi e produzione economica, e delle singole imprese a livello micro, esiste come detto una relazione positiva, dato che i prezzi dei fattori produttivi (particolarmente il lavoro) non crescono rapidamente quanto quelli dei prodotti finiti. Nel caso del lavoro, i salari non seguono immediatamente la dinamica inflazionistica.

All’aumentare quindi dei prezzi di vendita, diminuisce il salario reale, nel caso del lavoro, che le imprese pagano, aumentando di conseguenza la loro redditività. Ciò le induce a espandere la produzione. Possiamo sintetizzare l’offerta aggregata nella seguente formula: Y = Y* + a (P - P°) dove: Y è il livello di produzione Y* è il livello naturale di produzione, che si ottiene quando i fattori produttivi sono usati in modo normale a è una costante maggiore di 0 P è il livello dei prezzi P° è il livello dei prezzi atteso Questa formula sta a significare che nel breve periodo il livello di produzione è differente da quello naturale, solo nel caso in cui il livello dei prezzi è diverso da quello atteso. Dato che nel lungo periodo il livello dei prezzi rispecchia le aspettative, la AS di lungo periodo, nel caso classico, è verticale. Nel lungo periodo, gli individui hanno la possibilità di rivedere le proprie aspettative, le percezioni errate vengono corrette, i salari nominali e i prezzi non presentano rigidità. In questo caso, l’offerta aggregata è correlata con la produttività e con l’espansione dei fattori produttivi, come un maggiore stock di capitale, un aumento del numero delle aziende, l’aumento della popolazione attiva, ecc… Per incremento della produttività si intende invece una migliore preparazione professionale dei lavoratori, l’incremento delle risorse destinate alla ricerca, riforme del mercato del lavoro e così via. E’ per questa ragione, che nel lungo periodo, il livello di produzione sarà influenzato solo da questi fattori, graficamente ci troveremo di fronte quindi ad una AS verticale. In questo caso quindi, l’unica conseguenza di politiche di sostegno della domanda, sarà di innalzare il livello dei prezzi. Questo perché, essendo il mercato del lavoro in equilibrio, la produzione non può aumentare. E quindi saranno i prezzi a salire. Gli economisti Keynesiani hanno invece ipotizzato una curva orizzontale, che comporta che le politiche di sostegno della domanda influiscono solo sul prodotto finale, senza intaccare i prezzi. All’inizio degli anni ’70, in concomitanza con l’innalzamento delle quotazioni delle materie prime, le teorie economiche che privilegiano il lato dell’offerta, sviluppate da Robert Mundell, Arthur Laffer e Jude Wanniski, esplosero con tutta la loro forza. A livello politico, contribuiranno in maniera determinante al successo di queste teorie Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Il contrasto con le idee Keynesiane, che per 40 anni avevano regnato incontrastate, e che ricordiamo si basavano sul ruolo riequilibratice delle politiche di sostegno della domanda, era sin troppo evidente. Così come era netto e deciso il contrasto con le forze sindacali, ritenute causa delle rigidità nel mercato del lavoro. Le politiche economiche, furono incentrate principalmente sul lato dell’offerta (supply side), in modo da favorire gli investimenti, e per questa via l'offerta di beni da parte delle imprese, secondo i dettami della legge di Say: è l’offerta a creare la domanda. Corollario naturale dell’accresciuta offerta sarebbe stato un aumento della domanda.

Uno dei simboli di questa nuova corrente di pensiero è stata la curva di Laffer, che anche oggi viene spesso ripresa, di tipica forma campanulare. Questa rappresentazione grafica mette in relazione il tasso di imposizione fiscale con il gettito che da esso derivata. A tassi di imposizione via via crescenti non corrisponderebbe un aumento proporzionale del gettito per le casse dello Stato, anzi, superata una certa soglia, il gettito inizierebbe a scendere. L’imposizione fiscale è quindi vista come un balzello che diminuisce l’efficienza del sistema. I critici di queste politiche economiche hanno argomentato che si tratterebbe solo di un cavallo di Troia per ridurre l’imposizione fiscale a carico dei ceti più abbienti, con la conseguente creazione di spaventosi deficit di bilancio. Nel prossimo articolo vedremo come politiche di sostegno della domanda e dell’offerta influiscono sull’andamento sistema economico. 04 / 11 / 2007

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