Il Prodotto interno lordo
Se ne parla praticamente tutti i giorni. Proviamo a dare uno sguardo un po’ più da vicino la misura fondamentale dell’attività economica
Si definisce prodotto interno lordo (Pil) il valore totale di tutti i beni e servizi prodotti da un’economia in un determinato periodo di tempo. Rappresenta la misura fondamentale dell'andamento dell'attività economica, il termometro dell’economia.
Vi sono tre modi diversi per definire e misurare il Pil. Si può sommare la spesa in beni e servizi delle famiglie, delle imprese e del settore pubblico. Oppure si può ricavare dal totale della produzione dei diversi settori economici. Un terzo metodo, consiste nel sommare le retribuzioni ed i redditi da capitale. Questi tre metodi di calcolo conducono tutti allo stesso risultato.
Nel modello spesa, nel primo caso quindi, il Pil è uguale alla sommatoria di consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette. Il consumo rappresenta la spesa delle famiglie, divisa in acquisti in beni durevoli (es. automobile), beni di consumo (es. prodotti alimentari) e servizi (es. spese mediche).
Gli investimenti comprendono la spesa delle imprese in impianti, equipaggiamenti e scorte, e la spesa per immobili delle famiglie. Per quanto riguarda la spesa pubblica, si intendono le risorse spese dall’amministrazione centrale in beni e servizi (come ad es. la costruzione di una scuola, la retribuzione dei dipendenti pubblici o le spese militari).
La distinzione tra consumi, investimenti e spesa pubblica si basa fondamentalmente sull’acquirente, piuttosto che sul prodotto acquistato. Abbiamo poi le esportazioni nette, che rappresentano la differenza tra quello che si vende e quello che si acquista all’estero.
Il secondo metodo di calcolo del Prodotto interno lordo, di basa sulla somma dei beni e servizi prodotti dalle imprese. Al fine di evitare duplicazioni nel calcolo, è stato quindi sviluppato il concetto di valore aggiunto.
Per la singola impresa, il valore aggiunto è rappresentato dalla differenza tra ricavo ottenuto dalla vendita e la somma pagata per l’acquisto delle materie prime e dei semilavorati utilizzati nel processo produttivo.
Per produrre 1 euro di pane, sono necessari 20 centesimi di farina, 5 di acqua, 10 di lievito ed altrettanti di elettricità. Il valore aggiunto di 1 euro di pane è di 55 centesimi (1-0,45). Con il secondo metodo, il Pil è quindi rappresentato dalla somma del valore aggiunto di tutte le imprese italiane.
Abbiamo detto che il Pil può anche essere calcolato come somma dei redditi. Il concetto di valore aggiunto, rappresenta anche la remunerazione di chi ha contribuito a creare ricchezza. Va quindi retribuito il personale dipendente, chi ad es. ha messo a disposizione il proprio immobile per l’attività dell’impresa, le banche per i finanziamenti e così via.
Il valore aggiunto va quindi tutto a finire nel computo del Pil sotto forma di salari, affitti, interessi, profitti. La somma dei redditi deve quindi essere uguale alla somma del valore aggiunto, e quindi al Pil.
Nella figura che segue vediamo l’andamento del Pil statunitense dal 2000 ad oggi. Oggi ci troviamo in una fase interlocutoria, in cui non è molto chiaro cosa farà la prima economia del mondo da qui ad un anno. Non è dato sapere quali saranno le conseguenze della discesa del settore immobiliare, che per tanti anni ha drogato i consumi (e che rappresentano oltre il 70% della crescita).

Parlando di consumi non possiamo non notare che è proprio la debole domanda interna che negli ultimi anni ha fiaccato la crescita nel Vecchio continente, che nei prossimi anni, prezzi e tassi di interesse permettendo, è destinata a riguadagnare posizioni.

Se dal prodotto interno lordo di un Paese A, sottraiamo i redditi prodotti dalle aziende e dai cittadini di altri Paesi, ed aggiungiamo la ricchezza che i cittadini di A producono all’estero, otteniamo il prodotto interno netto di A. Un esempio può aiutare. Una casa automobilistica in mani giapponesi, con stabilimenti negli Usa, sarà conteggiata nel calcolo del prodotto interno lordo statunitense, ed in quello netto nipponico.
I dati sulla crescita economica, rappresentando l'andamento in generale dell'economia, orientano le macro-scelte di investimento. Attraverso i dati sul Pil gli investitori possono bilanciare i loro investimenti, oppure decidere di investire in quei Paesi dove ci sono le migliori opportunità. I dati sulla crescita economica sono utilizzati per capire se il sistema economico necessita di essere stimolato o frenato, o se, tramite un’analisi disaggregata, è necessario spronare solo determinati settori.
Per comparare dati relativi a diverse anni, senza che il risultato sia falsato dalla crescita dei prezzi, si utilizza il Pil a prezzi costanti, detto anche Pil reale. Il rapporto tra Pil nominale e reale dà come risultato il deflatore del Pil che misura appunto la variazione del prezzo della produzione aggregata da un anno all’altro.
Il deflatore differisce dall’indice dei prezzi al consumo per i differenti beni contenuti nei due indici (il primo contiene ad es. anche i beni importati). Se invece dobbiamo confrontare dati relativi a Paesi diversi, si utilizza la parità dei poteri d’acquisto, che aiuta a comparare situazioni differenti, annullando l’effetto della debolezza della singola moneta.
Ad esempio. Il Pil pro capite cinese è pari a 1.800$. Dato il basso livello dei prezzi cinese, utilizzando quindi la parità dei poteri d’acquisto, il suo reddito è come se fosse pari a 7.200$. La sua ricchezza equivale cioè a quella di un americano che guadagna 7.200$. Discorso inverso per il vicino Giappone, dove i 37.600$ un abitante di Tokio può comprare in patria pro capite, a causa del livello dei prezzi diventano 30.600$.
Ma una stima numerica è necessariamente insufficiente. Il Lussemburgo ha un Pil nettamente inferiore a quello Russo, ma condizioni di vita decisamente migliori. Negli ultimi anni a questa misurazione è stata affiancata da metodi di calcolo che al loro interno tengono conto di uno spettro più ampio di elementi.
Ad es. a parità di reddito pro capite, due Paesi vanno considerati diversamente se in uno di questi troviamo un’aspettativa di vita, un sistema scolastico, o sanitario di buon livello. Oppure possono esserci motivi sociali, religiosi, di distribuzione della ricchezza, o di altro genere (economia sommersa) che fanno si che il concetto di ricchezza non sia lo uguale per tutti.
Possiamo quindi dire che il Pil non indica con precisione il tenore di vita, ma quest’ultimo aumenta quando aumenta il Pil. Si tratta di una fotografia di un ampio panorama in cui si fa fatica a distinguere i particolari.
04 / 11 / 2007