Analisi economica - di Luca Fiore
lunedì 6 ottobre 08 - 13:31
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Dal Baratto all’euro, parte seconda

Seconda puntata su baratto, moneta e sistemi monetari. Breve storia dei sistemi monetari basati, direttamente o indirettamente, sull’oro, fino ad arrivare ai cambi flessibili Con il precedente articolo, eravamo arrivati al punto in cui il passaggio da moneta merce a moneta segno, fece finire i metalli preziosi nei forzieri delle banche centrali, facendo diventare l’oro la moneta “universale”. Al fine di garantire la solvibilità delle varie economie, si fece quindi strada la consuetudine, ufficializzata da tutti gli Stati negli ultimi trent’anni del XIX sec., di emettere moneta in proporzione alle riserve di metalli preziosi. Il primo Paese ad adottare la base aurea fu, nel 1816, la Gran Bretagna, seguita nel 1873 dagli Stati Uniti e via via dagli altri Paesi. Nacque così il gold standard. In un momento in cui i commerci internazionali si andavano intensificando sempre più, legare la propria moneta all’oro era un modo per stabilizzare le transazioni commerciali e finanziarie internazionali, i corsi dei cambi e le condizioni monetarie interne. Assunto imprescindibile del Gold Standard è la piena convertibilità dei biglietti di banca in oro, suo fine ultimo la prevenzione delle pressioni inflazionistiche. Le nazioni vincolate non permettevano variazioni del tasso di cambio tra le rispettive valute. Possiamo fare l’esempio del tasso di cambio dollaro/sterlina. Queste due monete (scelte a caso…), avevano un valore relativo di circa 5 dollari per sterlina, poiché quest’ultima era definita in termini di un ammontare di oro pari a cinque volte quello occorrente per definire un dollaro. I metalli preziosi, nel gold standard, vengono quindi utilizzati per regolare i deficit delle bilance commerciali. Questo sistema presenta però un grande limite. In presenza di bilance commerciali costantemente in deficit, l’unica arma che può essere utilizzata è il ricorso alla svalutazione, che provoca inevitabilmente instabilità a tutto il sistema. Il collasso economico del 1929 segnò la fine del Gold Standard, anche se per il rinnovamento del sistema bisognerà ancora aspettare qualche anno. Fu nella conferenza di Bretton Woods, dal nome della località dove nel 1944 si riunirono i rappresentanti delle maggiori economie, che vennero sanciti i principi di un nuovo sistema finanziario e monetario internazionale, il Gold Exchange standard. Il dollaro diventa il punto di riferimento di tutto il sistema. Le monete nazionali sono convertibili in dollari, che a loro volta possono essere scambiati, ad un tasso prestabilito ($35/oncia), in oro. Tutti gli Stati dichiararono il valore delle loro monete in termini della moneta americana, le c.d. parità. Alle rispettive banche centrali il compito di mantenere il tasso di cambio all’interno di una banda di fluttuazione dell’1%. A Bretton Woods nacquero anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Il primo aveva come compito principale quello di fornire in prestito a ciascuno Stato la valuta necessaria, tramite le quote associative (in moneta ed oro) versate dagli Stati aderenti, per superare momentanee difficoltà nei pagamenti internazionali. La seconda, detta in seguito Banca Mondiale, sorse per aiutare le economie da poco uscite dal secondo conflitto mondiale, tramite prestiti per lo sviluppo, a risollevarsi. Nel 1971 gli Stati Uniti, in un momento in cui l’80% delle riserve valutarie era denominato in dollari, si resero conto di non poter più far fronte alle potenziali richieste di convertibilità. Nixon decise così, unilateralmente, di mettere fine a questo sistema, dichiarando l’inconvertibilità tra dollaro ed oro, ed aprendo di fatto la via al sistema di cambi flessibili. Da questo momento i deficit non genereranno più flussi di metalli preziosi, ma svalutazioni delle monete. Un’economia con un deficit della bilancia commerciale, vedrà la sua moneta perdere di valore. Mutatis mutandis nel caso di un avanzo. La svalutazione (o la rivalutazione) della moneta dovrebbe riportare la situazione alla normalità. Il prossimo articolo chiuderà questo mini-capitolo denominato “Dal baratto all’euro”. Tratteremo la recente nascita della moneta unica, ripercorrendo gli ultimi 50 anni di storia economica europea. 04 / 11 / 2007

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