Dal baratto all’euro, parte terza
Parliamo questa volta della moneta unica europea. A cinque anni dalla sua
adozione, proviamo a ripercorrere le fasi che hanno portato 13 Paesi ad
adottare l’euro
Alla fine della Seconda guerra mondiale, le esigenze di ricostruzione
costituirono l’occasione, per Paesi che fino a qualche anno prima erano stati
in guerra tra loro, di cooperare attivamente in campo economico.
Nel bel mezzo della guerra fredda, la cooperazione si presentava anche come un rimedio
al declino economico e militare delle potenze imperialiste, e nasceva in
contrapposizione al potere economico americano e demografico asiatico. Non
dimentichiamoci poi, che l'incremento dei commerci, nel corso della storia,
è sempre stato uno dei cardini della crescita economica.
Il trattato di Maastricht, il cui nome ufficiale è “Trattato sull’Unione
Europea”, firmato il 7 febbraio 1992, rappresenta l’ideale prosecuzione del
processo di integrazione politica ed economica avviato dall’inizio degli anni
’50, con la creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio
(CECA).
Processo che nel 1957 ricevette una spinta decisiva dal Trattato di Roma,
che diede il là alla costituzione della Comunità economica europea (Italia,
Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi). Negli anni 60, mentre i
Beatles e la rivoluzione culturale cambiano il mondo, negli scambi tra i
Paesi aderenti la Cee
non sono più applicati dazi doganali.
Possiamo suddividere il processo che ha portato 13 Paesi ad adottare un’unica
moneta in essenzialmente tre fasi. In via ufficiale questo progetto
fu formulato per la prima volta nel 1970, all’interno della relazione
Werner, che prevedeva un’integrazione monetaria da compiersi nel giro di dieci
anni.
Questo documento non aveva fatto i conti con la crisi petrolifera e
l’instabilità valutaria.
Sempre all’inizio degli anni ’70 Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito
(1973), portano i Paesi aderenti a nove. Nel 1979 nacque il Sistema
monetario europeo (SME), con lo scopo di migliorare la cooperazione
finanziaria e la stabilità monetaria nell'ambito della Comunità economica
europea.
All’interno di questo sistema, la fluttuazione delle singole monete rispetto
alle altre poteva avvenire solo all’interno di un intervallo del ± 2,25%.
Il nostro Paese fino al 1989 usufruì di una banda di oscillazione maggiore (±
6%). A causa di forti pressioni speculative, Italia e Gran Bretagna nel
settembre del ’92 furono costrette a sospendere la propria partecipazione.
L’anno seguente, per evitare il collasso del sistema, la forbice fu
allargata al 15%.
Nel 1978 il Consiglio europeo aveva introdotto l’ECU (European Currency
Unit), alla base del sistema-SME. L’Ecu nacque come unità di conto per la
redazione del bilancio europeo. Il suo valore scaturiva dalla media ponderata
delle monete aderenti.
Gli Stati membri salgono a 10 nell’1981 (Grecia), ed a 12 nel 1986, con
l’ingresso di Spagna e Portogallo, dove nel biennio 1974-5 era stata posta
la parola fine alle ultime dittature nel Vecchio continente.
Per risolvere i problemi che ostacolano la fluidità degli scambi tra gli Stati
membri dell’UE, il 1986 è l’anno dell’Atto Unico europeo.
Si tornò a parlare di una moneta unica nel 1988, in occasione del vertice europeo di Hannover, per
sfociare l’anno seguente nella Relazione Delors, dal nome del politico francese
che curò la redazione del piano dettagliato per il raggiungimento dell’unione
monetaria europea.
Queste indicazioni vennero pienamente recepite nel già citato trattato
di Maastricht, firmato dai dodici membri della Comunità Europea (CE) nel marzo
del 1992. Come se la storia stesse avallando il lavoro in essere, nel 1989
viene abbattuto il muro di Berlino, ponendo le basi per la riunificazione
tedesca.
Il trattato di Maastricht ha stabilito i criteri per la trasformazione della
Comunità Europea in Unione Europea e per la creazione di un’Unione
monetaria europea, basata su un’autorità monetaria (Banca centrale europea) e
sulla circolazione di un’unica moneta.
Istituita il 1° giugno 1998, la
Bce, con sede a Francoforte sul Meno, totalmente
indipendente dalle altre istituzioni comunitarie, è subentrata all’Istituto
monetario europeo, creato nel 1994.
Ha come compito fondamentale la definizione della
politica monetaria, l’emissione e la gestione dell’euro.
Per poter partecipare sin dall’inizio alla moneta unica, gli Stati membri
dovevano centrare, all’aprile del 1998, i c.d. criteri di convergenza:
tasso di inflazione:
nell’anno precedente l’esame, il tasso medio di crescita dei prezzi non
deve aver superato di oltre 1,5 punti percentuali il tasso di inflazione
dei 3 paesi che hanno ottenuto i migliori risultati in questo campo;stabilità del tasso di
cambio: nei due anni precedenti l’esame, il cambio dovrà aver
rispettato le "normali bande di fluttuazione dello SME” (come detto
15%);stabilità dei tassi
d’interesse: nell’anno precedente l’esame, il tasso nominale sulle
obbligazioni a lungo termine dello Stato non dovrà aver superato di oltre
2 punti percentuali l’analogo tasso dei tre Stati che hanno ottenuto i
migliori risultati in termini di inflazione; finanza pubblica:
il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo (PIL)
non può essere superiore al 3% (o tendere ad esso);il debito pubblico
dovrà essere inferiore al 60% del PIL o dimostrare analoga tendenza verso
questo risultato (nel caso italiano questa norma è stata interpretata in
maniera piuttosto elastica).
La seconda fase è di fondamentale importanza perché le
varie economie iniziano il loro percorso di convergenza, per soddisfare i
parametri stabiliti con il trattato del 1992. Nel 1995 aderiscono all’UE tre
nuovi Stati membri: Austria, Finlandia e Svezia.
L’euro venne formalmente introdotto il 1° gennaio 1999, sotto forma di
moneta bancaria, ed in quella data furono irrevocabilmente fissati i tassi di
cambio tra le monete nazionali e l’euro. Per il nostro Paese, il valore della
nuova moneta è stato stabilito in 1936,27 lire.
Inizia le terza fase. Il 1° gennaio 2002, dodici Paesi iniziano ad
utilizzare materialmente la nuova moneta: Italia, Francia, Spagna,
Portogallo, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Grecia, Irlanda e
Finlandia (ultima arrivata, una ventina di giorni fa, la Slovenia). Regno
Unito, Danimarca e Svezia non partecipano alla moneta unica.
Le banconote in euro non recano impresse, a differenza di quello che accade
normalmente, immagini di personaggi o monumenti; sulle facciate della moneta
unica troviamo elementi architettonici fittizi, creati dall’artista austriaco
Robert Kalina: finestre, portali e ponti, a simboleggiare l’apertura e la
collaborazione che sono alla base dell’appartenenza europea.
Europa orientale ed occidentale si uniscono sempre di più, con
l’adesione di ben 10 nuovi Stati membri nel 2004 (Polonia, Slovenia, Ungheria,
Malta, Cipro, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia). Il
primo gennaio di quest’anno, oltre alla già citata adozione dell’euro da parte
della Slovenia, i confini si espandono anche a Bulgaria e Romania.
04 / 11 / 2007
Luca Fiore
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