Dal Baratto all’euro, parte seconda
Seconda puntata su baratto, moneta e sistemi monetari. Breve storia dei
sistemi monetari basati, direttamente o indirettamente, sull’oro, fino ad
arrivare ai cambi flessibili
Con il precedente articolo, eravamo arrivati al punto in cui
il passaggio da moneta merce a moneta segno, fece finire i metalli preziosi
nei forzieri delle banche centrali, facendo diventare l’oro la moneta
“universale”.
Al fine di garantire la solvibilità delle varie economie, si fece quindi strada
la consuetudine, ufficializzata da tutti gli Stati negli ultimi trent’anni
del XIX sec., di emettere moneta in proporzione alle riserve di metalli
preziosi. Il primo Paese ad adottare la base aurea fu, nel 1816, la Gran Bretagna,
seguita nel 1873 dagli Stati Uniti e via via dagli altri Paesi.
Nacque così il gold standard. In un momento in cui i commerci internazionali si
andavano intensificando sempre più, legare la propria moneta all’oro era un
modo per stabilizzare le transazioni commerciali e finanziarie internazionali,
i corsi dei cambi e le condizioni monetarie interne.
Assunto imprescindibile del Gold Standard è la piena convertibilità dei
biglietti di banca in oro, suo fine ultimo la prevenzione delle pressioni
inflazionistiche. Le nazioni vincolate non permettevano variazioni del
tasso di cambio tra le rispettive valute.
Possiamo fare l’esempio del tasso di cambio dollaro/sterlina. Queste due
monete (scelte a caso…), avevano un valore relativo di circa 5 dollari per
sterlina, poiché quest’ultima era definita in termini di un ammontare di oro
pari a cinque volte quello occorrente per definire un dollaro.
I metalli preziosi, nel gold standard, vengono quindi utilizzati per regolare i
deficit delle bilance commerciali. Questo sistema presenta però un grande
limite. In presenza di bilance commerciali costantemente in deficit, l’unica
arma che può essere utilizzata è il ricorso alla svalutazione, che provoca
inevitabilmente instabilità a tutto il sistema.
Il collasso economico del 1929 segnò la fine del Gold Standard, anche se
per il rinnovamento del sistema bisognerà ancora aspettare qualche anno.
Fu nella conferenza di Bretton Woods, dal nome della località dove nel 1944 si
riunirono i rappresentanti delle maggiori economie, che vennero sanciti i
principi di un nuovo sistema finanziario e monetario internazionale, il Gold
Exchange standard.
Il dollaro diventa il punto di riferimento di tutto il sistema. Le monete
nazionali sono convertibili in dollari, che a loro volta possono essere
scambiati, ad un tasso prestabilito ($35/oncia), in oro. Tutti gli Stati
dichiararono il valore delle loro monete in termini della moneta americana, le
c.d. parità.
Alle rispettive banche centrali il compito di mantenere il tasso di cambio
all’interno di una banda di fluttuazione dell’1%.
A Bretton Woods nacquero anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale
per la Ricostruzione
e lo Sviluppo. Il primo aveva come compito principale quello di fornire in
prestito a ciascuno Stato la valuta necessaria, tramite le quote associative
(in moneta ed oro) versate dagli Stati aderenti, per superare momentanee
difficoltà nei pagamenti internazionali.
La seconda, detta in seguito Banca Mondiale, sorse per aiutare le
economie da poco uscite dal secondo conflitto mondiale, tramite prestiti per lo
sviluppo, a risollevarsi.
Nel 1971 gli Stati Uniti, in un momento in cui l’80% delle riserve valutarie
era denominato in dollari, si resero conto di non poter più far fronte alle
potenziali richieste di convertibilità. Nixon decise così, unilateralmente,
di mettere fine a questo sistema, dichiarando l’inconvertibilità tra dollaro ed
oro, ed aprendo di fatto la via al sistema di cambi flessibili.
Da questo momento i deficit non genereranno più flussi di metalli preziosi,
ma svalutazioni delle monete. Un’economia con un deficit della bilancia
commerciale, vedrà la sua moneta perdere di valore. Mutatis mutandis nel caso
di un avanzo. La svalutazione (o la rivalutazione) della moneta dovrebbe
riportare la situazione alla normalità.
Il prossimo articolo chiuderà questo mini-capitolo denominato “Dal baratto
all’euro”. Tratteremo la recente nascita della moneta unica, ripercorrendo gli
ultimi 50 anni di storia economica europea.
04 / 11 / 2007
Luca Fiore
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